martedì 4 dicembre 2018

Luoghi da sogno & Ambienti romanzeschi, Natale in arrivo

Luoghi da sogno & Ambienti romanzeschi
Natale in arrivo


Ciao a tutti e bentornati su Codex Ludus! Eccoci qui con il blog tour di Dark Zone e con la nostra rubrica Luoghi da sogno & Ambienti romanzeschi! Questo post lo leggerete nei primi giorni di Dicembre, mancano ancora una ventina di giorni a Natale, ma sono quasi sicuro che questa rubrica andrà in ferie fino all'anno prossimo.
Passerete delle vere e proprie vacanze? O come me lavorerete ogni singola domenica? Be se siete liberi potrebbe essere l'occasione per leggere i libri di Eleonora Vucetich, Fabrizio Fortino Miriana Vitulli... magari con una coperta, al caldo, aspettando la sera.
Qui sotto troverete l'intervista ai nostri tre autori e più in basso gli estratti dai loro romanzi, quindi buona lettura!

Dove è ambientato il tuo romanzo? Perché lo hai scelto?

E.V. Inizialmente non volevo ambientarlo in nessun luogo preciso, non mi piace indirizzare eccessivamente il lettore verso ambientazioni che ho scelto io. Infine mi sono lasciata convincere dal mio brevissimo editor e l'ho ambientato in parte a Monza, una città che ho sempre amato per il suo fascino e vicino cui mi sono trasferita un anno fa. 
L'ambientazione più “studiata” è Craco, una città abbandonata che non ho mai visitato (per ora!!!) ma che mi affascina terribilmente.
Infine c'è Celestine, un luogo inventato, dove ho riposto tutte le mie fantasie.

F.F. Nicolas Grimm è ambientato a Shuttertown, una città immaginaria situata nell’Inghilterra di metà diciannovesimo secolo, in piena epoca Vittoriana. La mia passione per l’epoca Napoleonica e Vittoriana mi ha guidato, in maniera anche subdola, verso quella direzione. Scrivi di quello che conosci bene, dicono i professionisti. Ho soltanto dovuto seguire il consiglio.

M.V. Il mio romanzo è ambientato in un piccolo paese sulla costa dell’Alaska. L’ho scelto perché ero in cerca di un posto molto freddo che potesse essere un’analogia con lo stato d’animo di Judy: una persona ormai fredda, sempre “grigia”. Ma anche l’Alaska, con i suoi manti bianchi, il mal tempo e il clima freddo, regala una grande bellezza.



Da cosa è ispirata l’ambientazione? 

E.V. Monza dall'esperienza personale, dopotutto la vivo quasi tutti i giorni.
Craco l'ho scelto per la mia passione per i luoghi abbandonati, hanno un fascino tutto loro.
Celestine, invece, è totalmente frutto di fantasia, sono i miei sogni, le mie idee, le mie credenze.

F.F. È senza dubbio una commistione di generi, ciascuno ispirato da tutta una serie di romani e film letti e visti durante i miei 44 anni di vita. Ho voluto buttare nel tritacarne della mia fantasia un po’ di tutto quello che mi piace e mi affascina. Così, ci si può trovare avventura, thriller, storia, dark, tutto condito da un pò di sana fantasy.

M.V. Di posti freddi nel mondo ce ne sono tantissimi. L’ispirazione dell’Alaska viene dal fatto che è un posto che vorrei visitare. È uno dei miei sogni americani.



Hai mai pensato di scriverlo in un altro tempo o luogo arrivando a cambiare genere al tuo romanzo? (es. ambientazione fantastica, fantascientifica, immaginaria, in un mondo distopico, in quello attuale, ecc)

E.V. Si, inizialmente doveva essere un Romance, ma alla fine mi sono resa conto che avevo bisogno di più 'spazio' per dar voce alla mia fantasia, e ho capito che solo il fantasy mi permetteva una libertà quasi totale.

F.F. No, Nicolas Grimm nasce come romanzo ucronico/fantasy collocato con precisione in quell’epoca. C’era bisogno di vapore, tanto vapore e ingranaggi di ottone e congegni usciti dagli incubi più oscuri di Tesla. Di creature strappate alla loro dimensione eterea dall’insensatezza di alcuni uomini e del sacrificio di pochi per rimettere le cose a posto. Di clan pechinesi, di luridi bassifondi della peggiore Londra di fine ottocento e di un ragazzino, catapultato in quel marasma senza avere la più pallida idea di come muoversi al suo interno.

M.V. In realtà no. Ho sempre pensato che dovesse essere una storia ambientata ai nostri giorni, nel nostro mondo.


Riesci ad immaginare la tua storia nel passato?

E.V. Si, perché c'è molta trasposizione del passato nel mio romanzo. È un passato oscuro che si ripropone ai nostri giorni.

F.F. Be, sì. È ambientata proprio nel passato.

M.V. Assolutamente sì. Quella di Judy è una storia che, purtroppo, potrebbe essere molto comune. Magari potrebbe essere ambientata nel medioevo: la figlia di una contadino che, in età da marito, perde il suo grande amore e va a fare la domestica a casa di un artista. Potrebbe starci, no?


Riesci ad immaginare la tua storia nel futuro?

E.V. Sinceramente no e se ci penso non mi piacerebbe.

F.F. La mia visione dell’Inghilterra Vittoriana, volutamente steampunk come tradizione vuole, è proiettata più verso la fantascienza che in qualsiasi altro genere. Il romanzo è infarcito di congegni, armi, e veicoli che niente hanno a che vedere con la tecnologia di fine ottocento. La rivoluzione industriale è stravolta e piegata alla fantasia più sfrenata tanto da far pensare a un futuro post apocalittico più che a un passato vero e proprio.

M.V. Anche in questo caso la risposta è sì!


Tre posti in cui vorresti ambientare i tuoi prossimi libri?

E.V. Al primo posto metto sicuramente un ospedale psichiatrico, al secondo posto l'aldilà, al terzo posto un mondo inventato.

F.F. - Europa 1942
-Saint- Nazaire, base sommergibilistica tedesca
-A bordo di un sommergibile della Kriegsmarine
Ho detto troppo? ☺

M.V. Ho già scritto un altro romanzo breve ambientato a Napoli, casa mia, e ne ho uno in corso ambientato sempre in America. Tre posti di cui vorrei scrivere sono la Francia, Sud America e Giappone.


Ora è il momento degli estratti, ma prima, qui sotto potete vedere la copertina del libro di Eleonora!
Come vi sembra?

I

Caroline si guardava intorno, ma non c'era molto oltre antiche abitazioni ormai logorate dal tempo: gran parte delle case erano distrutte, l'intonaco si era staccato dalle pareti, tutto era sporco e abbandonato.
Ogni qual volta una finestra abbastanza grande faceva intravedere l'interno di un'abitazione, tutto ciò che appariva erano ammassi di macerie.
Caroline capì perché in quel posto era vietato l'ingresso: sembrava che tutto potesse crollare da un momento all'altro.
La città sembrava essere un gradino unico, c'erano piccoli scalini in pietra ovunque, che li portavano sempre più in alto.
Alcuni viottoli erano stretti e angusti, e i resti di tutto ciò che un tempo era stato grande scricchiolavano sotto i loro piedi.
Caroline arrancò quando l'uomo incappucciato che stava seguendo si addentrò in mezzo a una fitta e alta erba.
Quando furono abbastanza in alto, Caroline si guardò indietro e vide immense radure, fiumi e montagne stagliarsi ai suoi piedi.
Tutto, intorno a loro, era vivo, tutto a parte Craco.

II

Finalmente mi guardai intorno, assaporando tutto lo spettacolo che si apriva di fronte a me.
Era una radura immensa, con un fiume che si diramava in ogni direzione, sopra ogni albero c’era una casa in legno, erano maestose ed eleganti, tutte con balconi pieni di fiori.
In basso, invece, una moltitudine di persone di ogni età si aggirava indisturbata.
Sembrava di essere nel paese delle meraviglie.
“Dove siamo?”
“Siamo a Celestine” rispose Maya.

III

Caroline stava seguendo Oya e Mojag lungo i corridoi di pietra, l'umidità e il freddo di quelle grotte le facevano sempre venire la pelle d'oca. 
Il passaggio si fece più stretto, a malapena ci passava una persona, così Mojag passò per primo.
Oya dette la precedenza a Caroline, più che per galanteria, per tenerla d'occhio e accertarsi che non fuggisse.
I vestiti le si bagnarono appena toccarono la roccia scura, piccole gocce d'acqua scendevano fredde dall'alto. 
Un ragno piuttosto grosso e peloso camminava indisturbato sul muro e Caroline dovette appiattirsi di più contro la parete opposta e trattenere il fiato per non rischiare di toccarlo.
Aveva imparato fin troppo bene che tutto ciò che di vivo, a volte anche di morto, abitava quel luogo era pericoloso.
Quel ragno, probabilmente, avrebbe potuto paralizzarla, o anche ucciderla, con un semplice morso.
Per almeno una decina di minuti, continuarono a seguire la strettoia serpeggiante, finché non sbucarono in una zona circolare col le pietre leggermente più scure.
Un delicato venticello fece rabbrividire Caroline, che si guardò intorno per capire da dove potesse provenire: erano a circa 50 metri sotto la terra, non potevano esserci spifferi di quel tipo.


Dopo aver letto un po' di Eloise ora potete leggere Nicolas Grimm di Fabrizio Fortino.
Non dimenticate di guardare la copertina!

I


Le scalette di pietra liscia scendevano nel cuore di quel pozzo oscuro che individuava l’entrata di una delle tante Breath-house che affollavano il quartiere. «Fumerie», le chiamavano i clienti assidui. «Case della Morte», invece, era il termine con cui Tibbles si era sempre riferito a quel genere di esercizio. Se tale poteva definirsi.
Prima di entrare si fermò esitante. Diede un’ultima occhiata all’insegna arrugginita e illeggibile, per accertarsi che non fosse nel posto sbagliato. Il luogo era quello, lo sapeva, l’aveva sempre saputo; pochi passi ancora e avrebbe incontrato il suo destino. Prese un lungo respiro e scansò la tenda macchiata e piena di rattoppi. Fu costretto a coprirsi gli occhi con una mano, quando la polvere si staccò dal tessuto, vorticando. Con una smorfia di disgusto, chinò il capo ed entrò.
Quel pulviscolo giallastro gli rimase appiccicato alle dita sudate. Fu la puzza, però, a colpirlo come uno schiaffo, un miscuglio informe di odori a cui non avrebbe saputo dare un nome, un misto del tanfo di sudore che saliva dai corpi distesi sui tappeti sporchi e sui vecchi divani, che intravedeva ammassati per tutto il locale.

II

Fu in prossimità dei Thirty Paces Lane che persero la traccia lasciata dall’esule. Ormai viaggiavano solo secondo l’istinto dell’Imagogrammatrix e girovagare in quella zona non era una cosa che facesse sentire tranquillo persino il più smaliziato dei sorveglianti. Thirty Paces Lane era definito da tutti come un alveare decomposto, ricettacolo di tutta la peggiore feccia dei bassifondi. Il nome Thirty Paces era dovuto proprio all’aspettativa di vita a cui si poteva aspirare camminando da soli per gli oscuri vicoli: trenta passi era il massimo consentito. Questo Francis lo sapeva bene e, per quanto possibile, aveva sempre evitato quella zona limitando le sue brevi visite alle sole caccie a sporadici esuli che si avventuravano in quel posto. Molte volte la ricerca si risolveva da sola e Francis trovava l’esule già ridotto a un ammasso di rottami. Naturalmente non era questo il caso; l’esule della Sorgente che stavano cercando era fatto di ben altra pasta e non si sarebbe fatto sorprendere impreparato dalla feccia di Thirty Paces. Se veramente l’esule si aggirava in quei meandri putrescenti, non era certo lui a essere in pericolo, ma i suoi sfortunati aggressori.

III

Quella commistura esotica di paccottiglia e cianfrusaglie lo affascinava a tal punto da pensare di venir meno ai suoi doveri di ibrido logistico. La sua essenza era proiettata verso quel brulicante mercato. Ne poteva odorare gli effluvi più disparati, immaginare la quantità di minutaglie sparse a caso su innumerevoli banchi, dove altrettanto innumerevoli mercanti contrattavano con i loro clienti. Un affascinante ritrovo di stravaganti personaggi giunti sin lì per la straordinaria nomea del Canary dove, si diceva, si potesse trovare di tutto: persino la vita o la morte.
Francis non condivideva la sua stessa passione per il Canary Wharf. Lo aveva sempre evitato come la peste, limitando le poche visite a meri scopi d’indagine. Per lui quel posto altro non era che un covo di tagliagole, ladri e furfanti di ogni risma. Come si diceva in giro, la vita o la morte erano questione di pochi spiccioli e al Canary, spesso, era ancora più a buon mercato.
Quello che per Grammith era profumo di umanità, per lui era puzza di marcio. Il mercato ne era pregno e non solo per le numerose bancarelle di merce avariata o per i rinomati banchi di pesce, il Canary era marcio all’interno e il suo cuore pulsante si reggeva sulla corruzione e sul raggiro.


E infine Miriana Vitulli con il suo SE CI SEI non ho paura.

I

“Mentre la pioggia scendeva impetuosa e si scontrava con la finestra, Judy non poteva fare a meno di guardare la stradina al di là del vetro. Seduta sul davanzale, con il pigiama verde e la tazza di tè tra le mani, cercava di abituarsi allo scenario di Pennwood, un paese tutto neve e vento freddo sulle coste dell’Alaska che proprio non le apparteneva.”

II

“Se un mese prima le avessero detto che presto avrebbe visto casa nelle tempeste, nella neve, nell’odore del mare in lontananza, nelle strade piccole, in quel paese dove tutti o quasi si conoscevano, non ci avrebbe creduto.”

III

“Il parco della città era tetro e grigio, sembrava intrappolato in un vecchio nastro del dopoguerra. C’erano i residui della neve, c’era il gelo, c’era lo stridulo rumore delle altalene mosse dal vento e il frusciare delle foglie dei sempreverdi, c’erano i rami che pendevano e grattavano l’uno contro l’altro. C’era l’ululato di un lupo in lontananza, malinconico e disperato, rivolto a una luna piena che fuggiva dietro le nuvole.”


Lo so, è presto per fare gli auguri di Natale, ma devo farli. Passate delle buone feste, divertitevi e acquistate molti regali. Soprattutto dei nostri autori di Dark Zone!
Si, sono di parte, e perciò questo Natale riceverò carbone... e visto quel che costa non è nemmeno un brutto regalo!
Vi devo lasciare perché sto ridendo per i fatti miei e posso passare più strano di quello che in realtà già sono.
Ciao e alla prossima!

*Enrico*

lunedì 3 dicembre 2018

Recensione Dr. Stone, Vol.1

Recensione
Dr. Stone
Vol.1



Ciao a tutti! Bentornati su Codex Ludus! Oggi si parla del primo volume di Dr. Stone di Boichi nuovo manga edito in Italia da Star Comics.
Di Boichi avevo in mente lo stile grafico, ho avuto l'occasione di vedere molte sue opere... e non le ho mai lette. L'anno scorso c'è stato persino il free comic con Origin, che non ho mai voluto leggere.
Perché? 
Per essere sincero, non ne ho idea. Nessuno me ne ha parlato male, anzi, tutto sommato ho sentito solo commenti positivi. 
Forse è lo stile grafico, forse è l'eccessiva "tamarraggine" dei suoi personaggi... avevo un blocco.
Dico "avevo" perché mi sono deciso a leggere qualcosa, del resto questa è una recensione, altrimenti di cosa staremmo parlando?


Boichi ha improvvisamente uno stile sobrio? Ehm, no, ora non esageriamo, come vedete dalle immagini che ho messo in questo post, è sempre eccessivo, ma forse leggendo un po' di volumi mi ci abituerò.

TRAMA

Parliamo invece della trama, di cosa parla Dr. Stone?

Improvvisamente tutti gli esseri umani della nostra epoca si tramutano in pietra e, solo dopo molto tempo, la roccia si rompe permettendo agli uomini di camminare ancora sulla Terra.
Questa è la premessa, abbiamo due protagonisti maschili ovvero Senku, un ragazzo biondo molto intelligente, e Taiju, compagno di scuola di Senku diametralmente opposto, quindi una montagna di muscoli senza cervello.
Il focus inizialmente è su Taiju, il ragazzo viene pietrificato proprio mentre stava dichiarando il suo amore a Yuzuriha, la protagonista femminile.
Mentre Taiju è pietrificato conserva coscienza di quello che gli accade attorno, sente lo scorrere del tempo, e l'unica cosa che gli fa mantenere il senno è il suo sentimento per Yuzuriha.
Riuscirà a liberarsi dalla sua prigione di pietra solo il 5 ottobre 5738, lui non conosce la data, sa solo che è passato molto tempo e che il mondo senza l'umanità è cambiato radicalmente.
Proprio qui, in quest'epoca, rincontra Senku che ha riacquistato la sua forma umana da circa un anno.
In questi millenni passati sono successe svariate cose, l'ambiente è cambiato molto e diverse statue di pietra non sono più nello stesso punto. Alcune sono sotto le macerie di edifici crollati molto tempo addietro e sono andate distrutte. Altre sono state ribaltate e spezzate con l'impatto con il suolo, per colpa del vento o degli animali, persino le piante hanno ricoperto quello che un tempo erano gli esseri umani.
Quindi non tutti si potranno risvegliare.
Come Senku e Taiju ci saranno sicuramente altri esseri umani che si sono risvegliati casualmente, ma non vengono mostrati in questo primo volume.
Il piccolo genio, Senku, sta sperimentando da molto tempo... ma cosa? Vuole trovare un metodo per far tornare le altre persone in modo da non lasciare tutto al caso, ma credo che sia il caso che voi lo leggiate, altrimenti questa da recensione diventerà un riassunto e non mi sembra il caso.

La storia di fondo, quello che è successo all'umanità, è narrato bene, a differenza dei personaggi che sembrano delle macchiette.
Spero che questo clima cambi con i prossimi volumi, perché secondo me danneggia il manga nel suo complesso, c'è anche da dire che è anche lo stereotipo degli shonen quello di aver gag dedicate ai personaggi scemi, ma ne faccio volentieri a meno!
Entrando in fumetteria ne troverete a pacchi di manga così e non sarebbe male avere una lettura che esca dal sentiero battuto da tutti gli autori, sapete, questo combatte la noia e fa acquistare nuovi volumi.
Quindi incrociamo le dita, forza volume 2!

Nel complesso mi sento di promuovere Dr. Stone, ho qualche perplessità, soprattutto il timore del già visto, ma ho dato possibilità a catorci ben peggiori, quindi perché non fare altrettanto con quest'opera?
Voi lo avete letto? Cosa ne pensate?
Fatemelo sapere con un commento qui sotto o su Facebook
Ora vi saluto!
Ciao e alla prossima!

*Enrico*  


martedì 27 novembre 2018

Luoghi da sogno & Ambienti romanzeschi, Due romanzi & Due autori

Luoghi da sogno & Ambienti romanzeschi
Due romanzi & Due autori


Ciao a tutti e bentornati su Codex Ludus! Rieccoci in questa rubrica in collaborazione con Dark Zone. Oggi intervisteremo Fernando Santini e Daniele Batella che ci parleranno dei loro romanzi Sice e End of the Road Bar, come sempre dopo le interviste, in colori diversi, troveremo degli estratti dai loro libri... quindi, che l'intervista abbia inizio!


Dove è ambientato il tuo romanzo? Perché lo hai scelto?

F.S. Come in tutti i romanzi della serie SICE i personaggi si muovono per l’italia. In questo caso l’azione ha luogo a Genova, Piacenza e Verona per l’indagine sui rifiuti e a Gioia Tauro e Roma per l’indagine sul killer scappato alla retata che ha chiuso l’indagine del precedente romanzo.

D.B. Il mio romanzo è ambientato principalmente in un locale, l’End of the Road Bar; la sua ubicazione è però incerta, si trova in una metropoli senza nome. La scelta è dovuta al mio desiderio di collocare un gruppo di persone in un ambiente accogliente che permettesse loro di raccontarsi, di riunire sotto uno stesso tetto le proprie disgrazie. I racconti degli avventori del bar, poi, spostano l’ambientazione da Roma a Mumbai, da Bristol a New Orleans, da Tokyo a San Francisco… 

Da cosa è ispirata l’ambientazione?


F.S. Per l’indagine sui rifiuti ho scelto di posizionarmi al Nord Italia perché siamo soliti pensare che il lo smaltimento illegale di rifiuti tossici sia un problema del Sud. Io, invece, credo che la pratica dello sversamento di liquami non risponda a logiche Nord-Sud ma che sia solo dipendente dal costo dell’operazione e visto che le fabbriche sono prevalentemente al Nord mi sono trovato a chiedermi se non fosse meno costoso fare pochi chilometri e disperdere i rifiuti vicino a dove sono prodotti. 

D.B. L’ambientazione, come l’idea generale del romanzo, è nata una mattina all’alba, dopo aver accompagnato un’amica a prendere il treno nella piccola stazione di un paesino umbro. Tornando a casa con gli occhi pieni di sonno mi sono accorto di un piccolo locale cui non avevo mai prestato molta attenzione: si tratta di un bar per ferrovieri, mezzo nascosto da una siepe poco curata. Il nome, “Il Capolinea”, ha fatto nascere in me una scintilla. Da lì, l’idea della “fine della strada” e del bar.


Hai mai pensato di scriverlo in un altro tempo o luogo arrivando a cambiare genere al tuo romanzo? (es. ambientazione fantastica, fantascientifica, immaginaria, in un mondo distopico, in quello attuale, ecc)

F.S. No. Quando ho pensato la storia ho scelto senza esitazione il periodo attuale. 

D.B. Beh, raccontando le vite di sette persone dai trenta ai settant’anni in realtà il romanza abbraccia diverse epoche, luoghi e momenti storici! Sicuramente il mondo distopico è una forte attrattiva e potrebbe funzionare anche nell’universo di End of the Road Bar!

Riesci ad immaginare la tua storia nel passato?

F.S. Nella storia c’è un Marchese quindi ho già un piede nel passato…😊 Volendo essere seri, sì, la storia potrebbe svolgersi nel passato. Le concerie e le fabbriche di armi del medioevo potevano produrre rifiuti che sversati in un corso d’acqua potevano far morire delle persone. Se ci fosse stato un giovane principe amante dei propri sudditi avrebbe potuto incaricare dell’indagine il capitano delle proprie guardie. 

D.B. Certo, cambierebbero abiti e forse qualche abitudine, ma l’umanità è tale dall’inizio della sua storia: dinamiche come l’attrazione o la repulsione non mutano con i secoli.

Riesci ad immaginare la tua storia nel futuro?



F.S. Sì e forse in questo caso sarebbe più facile. Immaginando città verticali che sfidano il cielo e i rifiuti che si accumulano, pericolosamente, nel sottosuolo.

D.B. Sì, allo stesso modo. Probabilmente una storia come la mia avrebbe ancora più senso in un mondo distopico, post-apocalittico. Un mondo in cui la speranza diventa merce di scambio e il ricordo un bene prezioso per concludere affari.


Tre posti in cui vorresti ambientare i tuoi prossimi libri?

F.S. Il prossimo romanzo della serie SICE, già scritto e che ora è in fase di lettura ai beta reader, è ambientato a Roma, Milano e Torino.
A breve inizierò a scrivere un thriller ambientato negli Stati Uniti e il luogo di azione saranno il Nevada e la California.
 

D.B. Venezia, per me forse la città più bella del mondo; l’Egitto, una grande passione che nutrivo da bambino, mai sopita. Infine un pianeta sconosciuto, un corpo celeste che non sia la Terra: sarebbe una sfida interessante intrecciare una trama al di là della nostra atmosfera.


Cominciamo parlando del romanzo di Fernando! 
Ecco a voi la copertina di Sice

SICE – si ricomincia lì dove si era conclusa la storia precedente.

Marco Gottardi entra nel palazzo che ospita gli uffici della Squadra Investigativa Crimini Efferati con un viso su cui risalta uno sguardo duro. Arrivato nell’openspace richiama l’attenzione dei suoi collaboratori.
«Ragazzi tra dieci minuti vi voglio in sala interrogatori.»
I poliziotti presenti si guardano tra loro sorpresi.
«È successo qualcosa? Hai una faccia arrabbiata», gli domanda Vincenzo.
«Sì, sono incazzato nero. Tra poco ti dirò tutto. Non posso parlartene prima altrimenti rischio di sfogarmi e non riuscirei a trasmettere alla Squadra tutta la rabbia che ho in corpo.»
«Va bene. Li raggruppo e ti aspetto.»
Marco si siede alla scrivania e apre il primo cassetto. Prende la cartellina che c’è dentro. Scrive un appunto sul foglio che contiene già alcune sue riflessioni. Quindi richiude il tutto e si dirige in sala interrogatori.
«Ragazzi, voi sapete bene quanto io apprezzi il vostro lavoro e quanto sono soddisfatto per quello che siamo riusciti a fare per chiudere il caso di Kaled. Devo, però, dirvi che in quell’indagine è accaduta una cosa che mi ha fatto incazzare in maniera incredibile», dice Marco guardando i presenti negli occhi. «Voi tutti sapete che un gruppo di persone, che si è presentato con il nome di ARCO, ha condotto una specie di indagine parallela alla nostra, utilizzando mezzi illegali per ottenere i propri risultati.»
«Vero, ma tutto sommato hanno solo strapazzato dei bastardi», commenta Teresa.
«Quella è violenza e non giustizia. La legge prevede che le regole devono essere rispettate, soprattutto da parte di chi, come noi, lavora per trovare chi delinque», le risponde Davide.

- - - o - - - o - - -
Ora invece è il turno di Daniele!
Qui sopra potete ammirare la copertina di End of the Road Bar

I
ESTRATTO

L’End of the Road aveva un aspetto decadente, trasandato, eppure stranamente accogliente, come se le mura respirassero. Sembrava un bar con una storia da raccontare. Innanzitutto era pervaso da un odore dolciastro e indefinibile, un misto di tabacco, acqua di rose e liquore all’arancia; il profumo si adagiava sui pochi tavoli sparsi per la sala, ognuno dotato di un piccolo abatjour adornato di tintinnanti perline rosse. Non si notavano a prima vista finestre, data la vernice scura che rivestiva i muri. Sotto lo strato di pigmento si intravedevano le volute di una ricca boiserie, che abbracciava l’intero spazio del locale. Il bancone, il trono di Penny, era il mobile più bizzarro del bar. Era grande, sproporzionato, sembrava che il suo legno scuro e lucido, tormentato dalle tarme, non fosse stato lavorato per quell’uso finale; appariva più come un vecchio scrigno, una cassapanca di dimensioni irragionevoli o la panchina di un gigante. Non stonava con il resto dell’arredamento, ma certo richiamava l’attenzione sulla tiepida luce che illuminava le etichette degli alcolici alle sue spalle. C’era un unico, grande lampadario di vetro brunito al centro dell’End of the Road; la sua luce era sempre soffusa, come se non avesse fretta di spargere fotoni nell’aria. Sarebbe stato più adatto al foyer di un teatro che alla sala di un vecchio bar, a dire il vero. A Penny piaceva. Lo osservava dal basso, mentre lucidava i bicchieri e attendeva che una delle lampadine facesse i capricci, lampeggiando nella sua direzione. A quel punto rispondeva con un occhiolino sornione: lei e la luce se la intendevano alla grande. Ne avevano viste parecchie insieme, Penny e il lampadario di vetro brunito.

II
ESTRATTO

Hiroe era nata a nord-ovest di Tokyo, in un ambiente illibato, fatto di case arroccate su rocce che si ammantavano di fiori ogni primavera, colorando i verdi prati montani di stelle bianche e blu. A quel tempo la vita era molto semplice; le mika erano spartane, ma confortevoli; la famiglia al completo andava a scaldarsi al centro della costruzione, dove un fuoco scoppiettante illuminava i volti sereni dei nonni di Hiroe. Da bambina passava gran parte del suo tempo con Toshiharu, il figlio dei vicini. La loro era una vita spensierata, sempre a correre per i prati lungo il crinale che li separava dal cielo. Hiroe amava le storie degli antichi dei shinto che le raccontava suo fratello Tadashi. Lui aveva studiato a Tokyo, era l’orgoglio dei genitori; poi, però, a causa della guerra, era dovuto tornare al villaggio, non poteva combattere insieme all’esercito dell’imperatore perché era nato con una gamba distrofica. Quindi, quando si faceva sera e la piccola Hiroe era stanca di giocare o raccogliere la legna per il fuoco, si accoccolava sulle ginocchia di Tadashi, che le raccontava di Amaterasu Omigami, la splendida dea del sole, che nascose la sua bellezza e la sua luce in un grotta, e dovette essere imbrogliata con l’utilizzo di uno specchio che le mostrasse il suo splendido riflesso per uscirne. Hiroe immaginava gli abbaglianti abiti di purissima seta che fluttuavano accanto ai lunghissimi capelli di corvo della dea, e danzava al buio illuminato dalle stelle, fingendo di indossare kimono sgargianti e acconciature complesse.
III
ESTRATTO

Milo rimase impressionato dal clima umido che lo avvolse appena mise piede fuori dal volo intercontinentale che lo aveva condotto alla sua bramata nuova vita a Mumbai; l’aria calda e densa era carica dell’odore di spezie e petali fermentati, come se un albero di magnolia avesse lasciato cadere i suoi boccioli in un enorme catino d’acqua e da esso si sprigionasse l’essenza dolciastra dei fiori in infusione. La vita era diversa rispetto a quella che i rigidi austriaci conducevano per le vie ordinate di Salisburgo: i mercati, le piazze affollate, il quartiere economico con i suoi grattacieli, il rumore dell’oceano che dalle spiagge di Goregaon veniva trasportato dal vento fino alle guglie vittoriane delle costruzioni coloniali, i tetti delle innumerevoli automobili che formavano un confuso e colorato mare di metallo rovente, che rifletteva i bollenti raggi del sole in ogni direzione… tutto era rumore, luce, chiasso armonico, brulicare di vita. Un mondo in perpetuo movimento. Una metropoli pulsante e antica, monumento unico all’unione tra la storia nobile e arcaica degli autoctoni e l’ordine altero portato dal colonialismo inglese. Milo non aveva mai visto un luogo più bello.



Cosa ne pensate dei nostri autori? Vi piacciono? Ehm, no così non va bene, sembra un programma di incontri... volevo dire, vi piace quello che hanno scritto?
Ricordate di supportarli acquistando il loro libro e dateci le vostre impressioni con un commento qui sotto.

Ciao e alla prossima!

*Enrico*

lunedì 26 novembre 2018

Acquisti Autunnali 2018, seconda parte

Acquisti Autunnali 2018
Seconda Parte

Ciao a tutti! Bentornati su Codex Ludus, proseguiamo parlando degli acquisti di quest'autunno, se vi siete persi la prima parte ecco il link in cui ne parliamo.
Ho voluto accumulare un po' di cose prima di parlarne, poi questo weekend ho in programma di prendere qualcos'altro, quindi il rischio che i miei acquisti diventino troppi per un post solo è molto alto!
Perciò cominciamo!

Partiamo dall'America con i comics USA:

Venom, albi 14 - 15

Flash Thompson è l'Anti-Venom, ritorna questa saga dell'anti-simbionte bianco, contro il nostro Eddie Brock e il Klintar che tutti amiamo. Do per scontato che tutti amino Venom, mi sembra giusto no?


The Walking Dead, vol. 55

Il ciclo della guerra ai Sussurratori è finito, Negan è un personaggio umano e The Walking Dead si sta arenando sempre più, cosa potrebbe andare peggio? Piovere. E se guardo fuori dalla mia finestra ora sta piovendo. Mmm... Kirkmann deve trovare un modo per svecchiare questa serie, come non lo so, ma faccio un'ipotesi: far morire Rick e mettere Carl protagonista? Tanto tutti quelli che sono arrivati a comprare il volume 55 acquisteranno pure il 56 senza problemi. Ormai chi è fan è fidelizzato da tempo.


Freccia Nera, Al sicuro

Credo di aver raggiunto il limite di interesse per le vicende di Black Bolt e degli altri Inumani, per ora ho seguito tutte le uscite, ma ultimamente la Marvel sta facendo scemare la mia voglia di approfondire i loro eroi, solo Venom resiste perché sono un fan accanito da sempre.


E ora andiamo in Giappone (magari) e parliamo di manga!


My Hero Academia, vol. 2-6

Avevo iniziato a seguirlo da prima che uscisse in Italia, quando era ancora pressoché sconosciuto e criticato per il suo stile da fumetto USA, poi ho seguito le tre stagioni dell'anime su VVVVID, e infine ho trovato il modo migliore per supportare Horikoshi acquistando i suoi lavori. Ammetto che lo uso un po' come tappabuchi quando non so cosa prendere, ma resta sempre uno shonen di qualità!

Fairy Tail, vol.7

E arriviamo al tappabuchi numero 2, Fairy Tail, Hiro Mashima non sarà contento del ruolo che ha per me il suo manga... ma tanto non lo saprà mai, quindi il problema non sussiste!



Vita da Slime, vol. 1 - 2

Tutti parlano molto bene della serie animata, personalmente preferisco il manga, dalla recensione che ho fatto , ho avuto la possibilità di vedere i primi episodi su Crunchyroll, e nonostante si parli dei medesimi fatti sembra quasi di assistere a due cose completamente diverse.
L'anime ha un feeling da videogioco che il manga non ha per niente! Ed è proprio per questo motivo che mi sono comprato i volumi di Vita da Slime, sono convinto che se avessi visto prima l'anime, non avrei mai acquistato questo manga, il che sarebbe stato un vero peccato.


Goblin Slayer, vol.1

Tutti ne parlano! Tutti lo vogliono! Non è Figaro, è Goblin Slayer! Sono in pari con gli episodi su VVVVID, ma leggendo il primo volume mi sono reso conto di quanto la versione anime tagli allegramente qua e la.
Quindi sono in attesa dei prossimi volumi, sono trepidante.
Quando è stata l'ultima volta che ho letto un dark fantasy? Berserk? Mmm, già, questo non è lontanamente al livello di Miura, ma ehi! Magari ce ne fossero altri così!

Dan Machi, vol.1

Abbiamo parlato di tappabuchi e novità che mi interessavano... ora passiamo a novità a sorpresa.
Dan Machi mi è stato regalato da Dana, ogni tanto ci regaliamo dei manga a caso. Be non proprio a caso, diciamo che l'evento del regalarci un manga è a caso, ma decidiamo per bene cosa prenderci.
Questo fantasy ne è un esempio, lo continuerei volentieri se arrivasse una ristampa del secondo volume, ma non si fa vedere in fumetteria.

Dr. Stone, vol.1

Un po' meno a sorpresa questo manga di Boichi, novità del momento e forse futuro shonen commerciale che tutti seguiranno. Ma non so ancora prevedere il futuro così bene, quindi chi lo sa veramente? Devo affinare le mie abilità da indovino questo è certo.

Dolly Kill Kill, vol.1

"Mah" posso dire solo questo? No? Be. Mi ha lasciato un po' perplesso, un misto tra l'interesse e il non voglio leggerlo più. Quindi "mah" è la descrizione più giusta, molto vicina al "meh".
Bel modo per esprimersi? Talvolta i monosillabi aiutano, e questo è il caso.
Insomma la terra viene invasa da giganteschi pupazzi alieni, non posso gridare al capolavoro con una trashata da paura come questa! No, dai, seriamente!

Tokyo Ghoul: re, vol. 13

Terminate le sorprese eccoci con un classico del blog, Tokyo Ghoul, seconda serie, tredicesimo volume, credo che Ishida sia agli sgoccioli e che sia un pochino stufo della sua stessa opera. In un certo senso lo capisco, ormai sono 27 volumi che parla di ghoul.

Akame ga Kill!, vol. 9

Su Planet Manga, su! Mi stai facendo andare avanti una ristampa alla volta e io voglio sapere come va avanti, l'anime fa schifo!

Quello che riguarda i Night Raid ormai lo conosco, ma vorrei leggerlo decentemente, dimenticando quell'obbrobrio che ho visto perché non sapevo resistere all'attesa


One-Punchman, vol. 14

Saitama è sempre figo, peccato che possiamo leggere delle sue avventure così poco spesso, forza eroe pelato, salvaci tu!


L'Attacco dei Giganti, vol. 25

E infine Isayama, il nemico principale del disegno decente, ma che sa sempre come tenerci incollati alle pagine del suo L'Attacco dei Giganti. Potrei fare tanti di quegli spoiler da far paura se ne parlassi, ma siccome sono in tanti a non seguire l'originale cartaceo... meglio evitare.

Lascio il posto a Dana adesso...


Ciao a tutti, ora toccano i miei acquisti autunnali. Sono tanti, quindi preparatevi!!


Yona la principessa scarlatta Vol 1 e 2. Questi due manga li ho presi praticamente solo per il prezzo esiguo delle prime tre uscite! Mi piacerà? Chi lo sa? Comunque se volete iniziare a leggere manga e non sapete se vi piacerà o meno, potete iniziate con questi due senza spendere chissà quanto.
Crimson Wolf Vol 1. Di questo manga mi ispirava la trama su base favole Grimm e il fatto che la serie è composta solo di 4 volumetti. Yee la mia libreria ringrazia!!!

Devilsline 8 - 9 Prosegue la serie dark fantasy vampiresca su Anzai e Tsukasa!! Mi piace moltissimo e anche Enrico sembra approvare! Voi l'avete letta? Avete visto l'anime??
Perfect crime 4. Devo dire che man mano che proseguono i volumi, le vicende che ruotano attorno a Usobuki diventano sempre più intriganti e non potrete che appassionarvi. Se i vari casi dapprima vi sembrano isolati e a se stanti, procedendo la trama si arricchisce sempre di più di particolari tanto da ripercorrere i vari casi con un occhio nuovo.


Sono invece due i romanzi che ho ricevuto in regalo. Broken Star di Alessandra Angelini in formato e-book e Misteriosa di Elisabetta Gnone che mi ha inviato Salani nel formato rilegato per blogger.
Li ho letti entrambi quindi ecco le recensioni:

Cosa ne pensate allora?
Bello massiccio di acquisti questo autunno eh? E non è ancora finito!
Ciao e alla prossima!

*Enrico & Dana*