venerdì 20 aprile 2018

Luoghi da sogno & Ambienti romanzeschi, L'Intervista Tripla Colpisce Ancora

Luoghi da sogno & Ambienti romanzeschi
L'Intervista Tripla Colpisce Ancora

Ciao a tutti e bentornati su Codex Ludus con Luoghi da sogno & Ambienti romanzeschi... facciamo un post continuato ed ininterrotto? No, oggi parliamo di qualcosa di nuovo: tre nuovi autori con tre nuovi romanzi, che con i tre di ieri formano le munizioni del bel revolver in mano a Dark Zone in questo Aprile. Ma chi intervisteremo oggi? Liliana Marchesi con "Lacrime di Cera", Giuseppe Calzi con "Mai più senza" e infine Daniela Ruggero con "Nectunia", e soprattutto dopo l'intervista potremo leggere degli estratti dai loro libri.
Quindi che le domande abbiano inizio!

Dove è ambientato il tuo romanzo? Perché lo hai scelto?

L.M.: Lacrime di Cera è ambientato nella fredda Russia. A dire il vero non sempre riesco a dare una spiegazione sensate alle decisioni che prendo riguardo alle ambientazioni dei miei romanzi. Diciamo che mi lascio trasportare dall’ispirazione. Chiudo gli occhi e ascolto cosa mi suggerisce il cuore.


G.C.: Mai più senza è ambientato nel Delaware, stato affacciato sulla costa atlantica degli Stati Uniti d’America.  Il fascino che quei posti esercitano su di me è davvero forte e un giorno vorrei poterli visitare di persona. Ecco il motivo per il quale ho deciso di documentarmi a fondo e ambientare proprio lì il mio romanzo.


D.R.: Nectunia è ambientato in un futuro lontano e non auspicabile. Sono due gli ambienti, perché due sono i mondi di cui si parla. Uno è l’Europa e l’altra è il mar mediterraneo. L’ho scelto perché sento che mi appartengono.


Da cosa è ispirata l’ambientazione? 


L.M.: La storia di Camille, almeno il principio, vista da lontano potrebbe sembrare una sorta di riproduzione futuristica di una vita in stile “Anna Karenina”. Balli, abiti sontuosi, palazzi lussuosi, intrighi amorosi. Ovviamente è molto più di questo. Ma guardare il bellissimo film con Keira Knightley, oltre alle ricerche del caso che svolgo sempre meticolosamente prima di iniziare la stesura di un romanzo, mi è stato di ispirazione.


G.C.: Il romanzo ha una collocazione temporale a cavallo tra l’autunno e la fine dell’inverno e le caratteristiche climatiche e ambientali del Delaware in quel periodo dell’anno si sposano alla perfezione con le sensazioni evocate dal testo e dall’analisi introspettiva del protagonista, Gregory Leali.


D.R.: Volevo contrapporre acqua e terra per dare spazio agli opposti.



Hai mai pensato di scriverlo in un altro tempo o luogo arrivando a cambiare genere al tuo romanzo? (es. ambientazione fantastica, fantascientifica, immaginaria, in un mondo distopico, in quello attuale, ecc)


L.M.: Quando inizio a scrivere un romanzo mi lascio trasportare dalle emozioni dei personaggi. Lascio che siano loro a guidare la mia penna, quindi una volta terminato mi risulterebbe difficile proiettare ciò che ho scritto in una dimensione differente. Meglio dedicarsi a un progetto nuovo.


G.C.: Nelle mie valutazioni iniziali e durante la stesura sono rimasto sempre fedele alla struttura temporale e geografica che mi ero costruito a priori. Il genere che preferisco trattare è l’horror (o thriller psicologico), anche se in un futuro non mi dispiacerebbe provare nuove vie, magari dedicando qualche prova al fantasy. Non è il caso comunque di Mai più senza.


D.R.: No, Nectunia è nato in questo ambiente, è la sua pelle e non potrei cambiarla.


Riesci ad immaginare la tua storia nel passato?

L.M.: Rispondo a questa domanda, ma anche alla successiva, dicendo che considero “Lacrime di Cera” una sorta di ponte fra passato e futuro. Essendo ambientato in un futuro in cui sono state riportate in auge le usanze del passato, la linea di demarcazione fra questi due tempi è davvero sottile.


G.C.: La storia di Mai più senza è collocata indietro di una manciata di anni rispetto alla data odierna. Per il tema trattato, rivedendo in modo opportuno la struttura, il romanzo può essere collocato anche in un passato più lontano.


D.R.: No perché la tecnologia cui si fa riferimento sarebbe fuori dal tempo.



Riesci ad immaginare la tua storia nel futuro?


G.C.: Credo di sì, per le stesse motivazioni per le quali potrebbe essere collocato nel passato.


D.R.: Lo è.


Codex Ludus: Povera domanda sul futuro così bistrattata... 


Tre posti in cui vorresti ambientare i tuoi prossimi libri?


L.M.: Beh, posso tranquillamente dirvi dove sono ambientati i miei prossimi due romanzi, dato che ci sto lavorando già. “E17” è ambientato nell’Area 51, ma non pensate ad alieni o cose simili, si tratta di una cosa ancora peggiore. Mentre “L’Abisso di Anime” è ambientato nei pressi del triangolo delle Bermuda.

Dopo che avrò terminato la stesura di questi due romanzi, non so ancora dove mi porterà la mia penna. Ed è proprio questo il bello.

G.C.: Honduras, foresta della Mosquitia. Perché? Semplice, è il nuovo romanzo sul quale ho lavorato e che ho appena ultimato, in attesa di una revisione prima di poterlo proporre.
Highlands scozzesi. Sono posti che mi hanno sempre affascinato e che da bambino sognavo di poter visitare.
La Parigi di inizio ‘900. Deve essere stato un mondo affascinante e senza tempo.

D.R.: Un’isola 

La mia Torino ( e su questo sono recidiva)
In Irlanda


Ora, finita l'intervista, è il momento della lettura. Leggeremo due piccoli estratti del romanzo Lacrime di Cera di Liliana Marchesi.
I
Come giganteschi scheletri di ferro, le strutture degli edifici in disfacimento giacevano al suolo in un groviglio di macerie. E al cospetto di tanta distruzione mi fu quasi impossibile credere che un tempo vi fossero palazzi di cristallo pieni di vita. Ora anche il sasso più piccolo portava su di sé l’ombra della morte.


II
Belli o brutti che fossero, vedere tutti quei luoghi così diversi dalle sontuose stanze accessibili ai Sovrani, mi aiutava a fingere di essere altrove.
Spesso immaginavo di essere in uno di quei «palazzi del centro» di cui mi aveva parlato mia madre, che a sua volta le erano stati descritti da sua madre grazie ai racconti tramandati dalla mia bisnonna Soraya. Palazzi altissimi, fatti tutti di vetro, dove al loro interno c’erano negozi, palestre, librerie, ristoranti e parrucchieri...
Ma la magia non durava mai a lungo. Prima di quanto avessi voluto, la mia dispettosa mente mi rammentava che non c’erano negozi dove acquistare abiti nuovi, ma servitrici che li cucivano appositamente per noi. Non vi erano librerie dove poter assaporare il profumo delle pagine intrise di storie d’amore, di guerra e di passione, perché tutti i libri erano andati perduti al tempo della rivolta. E non vi erano parrucchieri dove le fanciulle potessero andare a farsi belle prima di un appuntamento, perché...


Ora invece abbiamo la possibilità di vedere uno stralcio di Mai più senza di Giuseppe Calzi.
Greg superò la Arrington e tagliò poco più avanti in un vicolo costeggiato da basse costruzioni. Cinquecento metri più avanti, dove l’ultimo tratto di strada piegava verso destra, un cartello scolorito indicava l’ingresso di una proprietà pubblica che definire «parco» era forse un po’ eccessivo.
Si trattava di una zona verde, di dimensioni piuttosto importanti, lasciata quasi a se stessa dall’amministrazione di New Castle. Quel posto era nato quasi trent’anni prima da una palude che stava per essere trasformata in una discarica a cielo aperto. La buona volontà dei residenti della zona e le risorse di un piccolo gruppo di cittadini benestanti avevano permesso di dare alla città un luogo dove passare il tempo libero all’aria aperta.
Quella zona non aveva mai avuto un nome, ma per tutti era sempre stato «il Punto». Nessuno sapeva o ricordava chi per primo lo avesse chiamato a quel modo, ma poco importava, quello era «il Punto» per tutta la gente di New Castle.
Nell’ultimo decennio aveva perso parte del suo fascino e l’incuria del cartello ne era la testimonianza. Di recente, persino gli anziani di New Castle avevano perso l’abitudine di ritrovarsi al Punto, per una partita a carte o anche solo per chiacchierare. Il fascino del porto, dall’altra parte della cittadina, sembrava averla spuntata anche sul Punto. Nonostante ciò, rimaneva comunque un buon riferimento per l’intera comunità.
Greg conosceva bene i percorsi del Punto. Molto spesso aveva attraversato quella vegetazione assieme a Vince, prima che il ginocchio dell’amico subisse l’infortunio e la conseguente operazione. Ancora più indietro nel tempo, erano stati molteplici i pomeriggi passati sotto a quegli stessi alberi con il padre, quando il Punto era ancora una specie di novità per tutta New Castle.
Il sentiero principale era ampio, tanto da potervi passare tranquillamente con un’automobile e avere ancora un discreto margine da un lato e dall’altro rispetto alla vegetazione. Verso l’alto, le fronde degli alberi tendevano ad ammassarsi le une sopra le altre, in un abbraccio, quasi a disegnare un arco che di tanto in tanto si apriva mostrando il cielo.
In quel periodo dell’anno, nel cuore dell’autunno, al contrario, quelle sfumature magiche si dissolvevano. Sembrava piuttosto di ritrovarsi all’interno di una fiaba dalle tonalità scure e piuttosto cupe, qualcosa che poteva ricordare vagamente il bosco e le ambientazioni della fiaba di Hansel e Gretel.
Gregory oltrepassò lo spiazzo con il tavolo in legno intagliato, dove spesso, con la bella stagione, Donald Adler e un paio di altri arzilli ottantenni si incontravano per passare la maggior parte del loro tempo a imprecare e a maledire un logoro mazzo di carte. Gocce di resina rappresa punteggiavano la superficie irregolare. Di quelle se ne sarebbe occupato il vecchio Donald. Delle due panchine ai lati del tavolo, Greg ne notò una sola. Quasi sicuramente l’altra doveva essere stata portata via da Sammy Ebelfield, il figlio di uno degli inseparabili compagni di Donald Adler. Sammy avrebbe provveduto alle riparazioni del caso giusto in tempo per l’arrivo della primavera.
Greg si lasciò tutto ciò sulla destra, mentre sulla sinistra, attraverso la vegetazione che diventava via via più fitta, riusciva ancora a distinguere piccole porzioni dei caseggiati che davano sul vicolo dal quale era entrato nel Punto.
Il sentiero piegò a destra. Poco più avanti andava restringendosi e sopra il passaggio i rami delle betulle e di giovani querce andavano abbracciandosi sempre più fittamente. Durante i periodi più caldi dell’anno il ricco e lussureggiante fogliame dava frescura e ristoro ai visitatori del Punto, ed era per quel motivo che vecchi e ragazzini conservavano ancora un minimo di interesse nel frequentare quel posto.

Per ultima resta la nostra terza autrice: Daniela Ruggero, leggeremo un pezzo del suo romanzo Nectunia.
Nicolas si alza dalla sedia, si avvicina al pannello oscurante e clicca il comando di apertura. Con un rumore quasi impercettibile il metallo si sposta e scopre il vetro armato che avvolge la struttura di Nectunia. Il blu profondo dell'oceano è stupefacente, le alghe si alternano in una danza di vita sfiorate dai pesci di ogni razza e colore, posso scorgere ogni bellezza e so che è stato l'uomo a ricreare ciò che l'uomo aveva distrutto. C'è ancora speranza, tutta questa perfetta armonia che mi circonda è stata creata dalla mente e dal lavoro di uomini che hanno dato se stessi per ripercorrere a ritroso la strada della creazione, della genesi di ogni cosa.
Mi avvicino a poggio la mano sul vetro. Un pesce si volta e i suoi occhi sembrano puntare su di me. Le sue squame arancioni e gialle si intersecano a formare un mosaico incantevole sul dorso. 
«È meraviglioso», mormoro sopraffatta da quel dipinto che si apre davanti a me inghiottendomi. 

Cosa ne pensate di questi nostri tre autori? Vi sono piaciuti? Anche oggi abbiamo avuto la fortuna di leggere tre parti di romanzo differenti... saremo riusciti a colmare i gusti di tutti? Io spero di si, e soprattutto ricordate di supportare gli autori emergenti, magari frequentando anche qualche fiera, so che Dark Zone è molto presente da questo punto di vista.
Ora devo proprio salutarvi.
Ciao e alla prossima!

*ENRICO*

mercoledì 18 aprile 2018

Luoghi da sogno & Ambienti romanzeschi, Prima Intervista Tripla


Luoghi da sogno & Ambienti romanzeschi
Prima Intervista Tripla


Ciao a tutti! Bentornati su Codex Ludus e soprattutto nella nostra rubrica Luoghi da sogno & Ambienti romanzeschi, oggi è un giorno speciale, non avremo una sola intervista, nemmeno due, ma bensì tre! Intervisteremo Giuseppe Chiodi, Olimpia Petruzzella e Paolo Fumagalli. Ho lasciato le iniziali di ciascun autore e associato ad ognuno un colore... così capiremo tutti.
Lasciamo spazio ai veri protagonisti di oggi!

Dove è ambientato il tuo romanzo? Perché lo hai scelto?

G.C.: Cuore di Tufo è ambientato a Napoli. È la città in cui vivo e si prestava alla perfezione per ciò che avevo in mente. Napoli è tutt’oggi ricca di luoghi occulti, segreti, magici per i tanti superstiziosi, ed è da sempre uno dei poli esoterici d’Italia. Per di più, ha una storia millenaria in cui i misteri irrisolti abbondano (come gran parte d’Italia, per altro).

O.P.: Il mio romanzo è ambientato tra Roma, Molfetta e Londra. Ho scelto Roma perché è la città dove vivo ormai da tre anni e mezzo, Molfetta perché è la mia città (ci ho vissuto per ventiquattro anni e ci torno spesso e con piacere!) e Londra perché è la città in cui vorrei vivere. Chissà, un giorno magari, intanto ogni tanto ci vado in vacanza (soprattutto a vedere spettacoli teatrali!).

P.F.: La parte ambientata nel mondo reale è lasciata intenzionalmente vaga, potrebbe svolgersi in molti posti diversi. La maggior parte della storia invece si svolge nel Regno Sotterraneo, uno strano luogo avvolto in atmosfere oscure e autunnali e abitato da creature legate alla notte, alla stregoneria, alla morte. La particolarità è data dal fatto che il tono non è davvero horror: gli abitanti di questo regno sono bizzarri e perfino divertenti.


Da cosa è ispirata l’ambientazione? 

G.C.: L’ambientazione s’ispira principalmente al sottosuolo napoletano. Per chi non lo sapesse, Napoli è attraversata da più di un milione di metri quadrati di cunicoli sotterranei, scavati a più riprese durante la sua storia e utilizzati nei modi più disparati. Dalle case sotterranee delle popolazioni antiche alle cave e gli ipogei funerari dei Greci, agli acquedotti dei Romani (ben 400 km), ai depositi di veicoli, le vie di fuga, i rifugi antiaerei eccetera.

O.P.: Le ambientazioni sono ispirate da luoghi che hanno un certo significato per me, come ho accennato nella domanda precedente. E vale anche per i bar e i locali citati, non solo per le città.
Le città sono, quindi, quelle che conosco meglio (per Londra ho dovuto usare anche Google Maps, però sono stata quasi in tutti i posti che ho citato).

P.F.: L’idea è nata dalla voglia di unire avventure surreali come quelle di Alice nel Paese delle Meraviglie alla mia passione per l’immaginario dark e gotico. Volevo che il tono fosse leggero e spiritoso, quindi alla fine il Regno Sotterraneo è risultato un po’ simile alle atmosfere di certi film di Tim Burton, c’è quella strana mescolanza di emozioni in cui il macabro diventa gentile e buffo.


Hai mai pensato di scriverlo in un altro tempo o luogo arrivando a cambiare genere al tuo romanzo? (es. ambientazione fantastica, fantascientifica, immaginaria, in un mondo distopico, in quello attuale, ecc)

G.C.: C’erano altri luoghi in cui avrei potuto ambientare Cuore di Tufo, ma non erano altrettanto calzanti e vicini alla mia sensibilità. 
Mi è capitato di lasciarmi andare in alcune scene, piuttosto, dal momento che amo inserire una certa truculenza nelle mie storie. Se fossi andato fino in fondo, però, avremmo avuto uno splatter, e non era quella la mia intenzione.

O.P.: Onestamente no. Credo che questo sia il mio genere e non credo che questa storia avrebbe lo stesso impatto in un tempo diverso o con un genere diverso.
Però sicuramente in futuro sperimenterò altri generi, solo con altri romanzi!

P.F.: No, cambiare il tempo rendendolo un romanzo fantascientifico o distopico per me non avrebbe avuto senso. Doveva essere una fantasia oscura ma al tempo stesso delicata, una specie di fiaba bizzarra


Riesci ad immaginare la tua storia nel passato?

G.C.: Assolutamente sì. È una storia senza tempo e cambiare epoca non avrebbe causato particolari stravolgimenti di trama. Ieri, oggi, domani… gli uomini non sono cambiati dall’epoca dei miti classici e non cambieranno in quella dei miti moderni. Ecco perché ne ho scritto uno, in un certo senso: volevo che rispecchiasse un’interiorità universale e sempre attuale.

O.P.: Non proprio. Perché una coppia omosessuale sposata nel passato è un po’ un’utopia, purtroppo. E anche donne indipendenti e lavorativamente realizzate come Diana. Insomma, il mio romanzo è imperniato di cultura moderna.

P.F.:
Direi di sì, perché il tempo non è specificato esattamente e qualche particolare suggerisce che la storia non si svolga ai giorni nostri. In Bucaneve c’è qualcosa delle bambine di una volta, dell’infanzia vittoriana. Il Regno Sotterraneo e anche il mondo reale descritto nel libro hanno un’atmosfera un po’ da vecchio horror in costume, che fa pensare a un tempo passato pur essendo priva di scrupoli di ricostruzione storica esatta.


Riesci ad immaginare la tua storia nel futuro?

G.C.: Vedi sopra. Sempre se non ci estinguiamo prima.

O.P.: Ni. Un po’ più che nel passato sicuramente! Diciamo che spero che, in un futuro ideale, la mia storia sia un certo senso “superata”. Nel senso che mi auguro che non ci sarà più bisogno di femminismo e di lotte per i diritti umani perché saremo finalmente tutti uguali.
Ma dal momento che non so se questo è possibile non so appunto come potrebbe svolgersi questa mia storia nel futuro.

P.F.:
Forse in un futuro prossimo, molto simile al presente. In un futuro lontano non ce la farei proprio.


Tre posti in cui vorresti ambientare i tuoi prossimi libri?

G.C.: Ho già scritto un altro romanzo ambientato a Napoli, ma in un altro “luogo magico”. Ne sto scrivendo uno in cui l’ambientazione è l’Italia intera, sebbene diversa da come la conosciamo. Ne scriverò senz’altro uno ambientato a Roma, giacché ho qualche idea in merito. E poi si vedrà.

O.P.: Brighton perché è una città che davvero sembra essere fatta apposta per essere lo sfondo di una storia; Milano perché la sento molto “mia” come città pur essendoci stata una sola volta in vacanza; Torino perché mi affascina tantissimo fin da bambina.

P.F.: La bellezza dei paesaggi inglesi, irlandesi e scozzesi mi ispira sempre per un fantasy.
Mi piacerebbe riuscire a sfruttare qualche luogo orientale, come la Cina o il Giappone, anche solo come spunto da sviluppare in modo libero e creativo.
Lo stesso discorso vale anche per i posti in cui vivo o che si trovano abbastanza vicino a me. È una cosa che ho già fatto in alcuni romanzi e racconti, in realtà, e potrei farlo ancora in futuro.


Ora invece leggeremo qualcosa di ogni autore, partiamo con Giusppe Chiodi che ci ha lasciato un estratto del suo "Cuore di Tufo".
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Sbuco nella prima di due sale comunicanti. Una fila di candele solca le pareti e getta una flebile luce. Chi le ha accese? Harry?
Oltrepasso un letto matrimoniale coperto di terra, scanso delle auto-giocattolo ammantate di ruggine e polvere. Cammino tra sedie marcite, le gambe di un tavolo, un vecchio triciclo. Mi chino sopra una radio degli anni Quaranta. Ruoto le valvole, premo la tela beige dell’altoparlante. Soffio sul legno, adorno di muffa. Non ne fanno più di aggeggi così.
È uno dei bunker disseminati nel sottosuolo. Papà mi raccontò che la gente ci restava per giorni, settimane addirittura, perciò si portava il mobilio. La paura dei bombardamenti sfociava in paranoia. Non volevo credere che i nonni avessero vissuto in queste condizioni e invece… 
Ciò significa che l’uscita non deve essere così distante. 
Dei vani si aprono tra una candela e l’altra. Mi sporgo all’interno, illumino il fondo. Barattoli vuoti. Zucchero, sale, spezie. Le etichette riportano il contenuto.
Procedo nella seconda sala. Un altare si erge a ridosso del muro. Dietro di esso, una sagoma umanoide volge il suo cappuccio.

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Ora invece, Olimpia Petruzzella, ci parlerà di Roma con un estratto di "Il Peso delle Parole".
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Finalmente esce dal bilocale e scende di corsa le scale, ignorando di proposito l’ascensore, anche se è al suo piano. Si chiude alle spalle il portone a vetri che si affaccia su via Enna. Non guarda nulla della strada larga e piena di negozi, con i palazzi bicolori, i primi piani bianchi e gli ultimi mattone. Sono anni che vive in quel quartiere, lo conosce a memoria. Così può camminare meccanicamente sotto gli alberi di Giuda, la mente impegnata a costruire le ultime scene della sceneggiatura. Non è un caso se è sempre stata convinta che, se potesse scrivere mentre cammina, sarebbe una persona molto più produttiva.
Supera la farmacia e continua dritta fino all’incrocio. Gira la testa quando si sente salutare. Una signora sulla sessantina, con i capelli tinti color cenere, le sorride calorosa. Rappresenta un po’ il target di quel quartiere, l’Appio Tuscolano, composto principalmente da pensionati e famiglie. Un po’ un mortorio, specie la sera, ma ha i suoi innegabili vantaggi: ben servito dai mezzi e frequentato da persone solari e simpatiche anche se, indubbiamente, impiccione. Quel quartiere è come una piccola città, è un po’ come vivere ancora a Molfetta, ma con l’indubbio vantaggio di poter scappare in un’altra zona, in un altro quartiere in qualunque momento ne abbia voglia. Basta solo prendere la metro.
Ha scelto proprio bene la sua zona, anche se inizialmente l’ha puntata solo perché abbastanza centrale – ma più economica di altre – e culla dell’élite cinematografica italiana. Da Marcello Mastroianni a Silvana Mangano a Gigi Proietti, lì hanno vissuto alcuni dei più grandi. E lei, che vorrebbe arrivare a quei livelli, non ha potuto fare altro che prendere casa lì. Non come gesto scaramantico, bensì come auspicio di buona fortuna.
Svolta a sinistra su via Crema e, come sempre, si sofferma ad ammirare i murales alla base dei palazzi. Le lettere grigie sembrano messe a caso e sono più alte di lei, cosa che le strappa sempre un sorriso. Non ci vuole molto a essere più alti di lei.
Tre isolati e si ritrova su via Biella. Quella strada è talmente familiare ormai che nemmeno deve stare attenta a quelli che, prima, erano i suoi personalissimi punti di riferimento: il bar e il garage. E poi, naturalmente, ci sono le tre villette. Le prime volte rischiava di confondersi e di suonare alla seconda. Anzi, una volta l’ha fatto davvero. Per fortuna non c’era nessuno in casa, visto che non le hanno risposto. E così è tornata indietro e Vanessa il giorno dopo è andata da lei chiedendole che fine avesse fatto il giorno precedente.
Dopo quella volta, non sbaglia più. Si ferma, infatti, davanti al cancello della terza villetta, al numero 34. Il soriano, che l’aspetta sulle scale, le si struscia contro la gamba. Diana si china ad accarezzarlo.

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Infine, Paolo Fumagalli, ci parlerà di  "Bucaneve, nel Regno Sotterraneo", proprio per questo ci ha lasciato questo stralcio del suo romanzo.

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Bucaneve voltò la testa e si accorse di trovarsi sulla sommità di una collinetta. Per quel che si poteva vedere da lassù, il misterioso Regno Sotterraneo era esteso in orizzontale non meno di quanto lo era in verticale, con una successione di valli, boschi, colline, paludi e altri luoghi diversi che offrivano uno spettacolo un tantino malinconico, ma anche suggestivo. Un’altra cosa parecchio strana, e perfino difficile da immaginare, era che tutto ciò che era visibile in quel vasto mondo pareva diviso in due. Alcune zone, quelle più vicine all’albero morto, erano avvolte dalle tenebre notturne e rischiarate dalla luce del plenilunio. Altre, più lontane, erano soffuse di un freddo chiarore grigiastro, simile a quello di una fila di panni stesa ad asciugare.

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Allora cosa ne pensate? Quale autore preferite? Acquisterete tutti e tre i loro romanzi?
Rimanendo con questi interrogativi devo proprio lasciarvi. Ciao e alla prossima!

*Enrico*



Recensione Seraph of the End, Vol.1

Recensione
Seraph of the End
Vol.1
Ciao a tutti e bentornati su Codex Ludus, oggi vi parlerò di Seraph of the end, un manga che volevo recensirvi già il mese scorso, ma che ho aspettato a farlo perché volevo leggere prima altri volumi. Ho appena finito il quarto e penso di potervi parlare tranquillamente del primo.
Il mondo di Seraph of the end è quello "reale", tra virgolette perché lo è quanto un romanzo di Stephen King o una serie tv come Supernatural: è ambientato in Giappone, dopo un'epidemia che ha decimato gli esseri umani... e in più esistono i vampiri, ma anche i demoni o i cavalieri dell'Apocalisse.
Quindi per quanto i luoghi possano essere gli stessi che troviamo nella realtà, tutto ovviamente è distorto dalla pressione del fantasy.
Questo è un problema? Certo che no: è il mio genere preferito.
Questo è il mio manga preferito? No, ma questo non significa affatto che sia da buttare nel cestino, anzi.
Scendiamo nel dettaglio, parliamo del protagonista del primo volume. E sottolineo solo del primo, perché andando avanti ve ne sarà un secondo di personaggio importante, del quale però non vi parlerò.
Yuichiro Hyakuya, detto Yu, per far in fretta (abbreviato pure nel manga), è il nostro eroe.
Inizialmente, quando era bambino, viveva in una zona di soli vampiri, allevato come vero e proprio bestiame. Dopo alcune vicissitudini riesce a fuggire e viene salvato dalla Compagnia Demoniaca della Luna rientrando in contatto con il resto della razza umana.
Yu è un personaggio che fatica a socializzare, si sente diverso dagli altri, ma sotto sotto non vuole rimanere solo. Diffidente nel farsi nuovi amici, ma una volta fatti non li lascia più andare.
E proprio sulla sua capacità nella socializzazione si basa il suo possibile ingresso nella Compagnia che lo aveva salvato da bambino...
Yuichiro è il tipico protagonista forte degli shonen, con un potere nascosto, come ne abbiamo visti a bizzeffe in questi anni.
Non è per niente innovativo, ma non credo che sia questo lo scopo dell'autore.
Vedremo se il personaggio si evolverà nei capitoli successivi.
Come vi avevo accennato all'inizio, negli altri volumi, c'è il tema del secondo protagonista, questo mi rende curioso, sperando che non diventi qualcosa di già visto.
Questo è un manga che proseguirò sicuramente, non ho pretese, anche se la speranza è l'ultima a morire: mi stupirà?

Ora vi devo proprio salutare.
Ciao e alla prossima!


*Enrico*

martedì 17 aprile 2018

Acquisti da EMP, Nuovi codici sconto!

Acquisti da EMP
Nuovi codici sconto!


Ciao a tutti e bentornati su Codex Ludus. Stasera un po' di pubblicità, eh si, ragazzi ogni tanto purtroppo la dobbiamo fare anche noi. Alcuni di voi avranno sicuramente fatto caso ai nostri numerosi link per EMP sul nostro blog, e proprio per la nostra affiliazione a quel sito, stasera vi parleremo di alcune promozioni valide da oggi fino al prossimo weekend.

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Intanto vi devo salutare, recensione in corso...
Ciao e alla prossima!


*Enrico*