giovedì 15 febbraio 2018

Luoghi da sogno & Ambienti romanzeschi, Tenebre

Luoghi da sogno & Ambienti romanzeschi
Tenebre

Rieccoci qui! Nel blog tour di ieri abbiamo parlato di America Notte, una raccolta di racconti, oggi invece parleremo di un romanzo: Tenebre, di Maria Patavia, quindi come di consueto, qui, su Codex Ludus, quando ci si trova in "Luoghi da sogno & Ambienti romanzeschi", si fa un'intervista e soprattutto... si legge!

Dove è ambientato il tuo romanzo? Perché lo hai scelto?
Il mio romanzo è ambientato in una piccola città di provincia. Ho ritenuto fosse il luogo adatto per mettere in risalto l'ipocrisia e l'indifferenza della gente.

Da cosa è ispirata l’ambientazione?

Dalla città in cui vivo e dai suoi abitanti. Sono stati fonte di moltissimi spunti.

Hai mai pensato di scriverlo in un altro tempo o luogo arrivando a cambiare genere al tuo romanzo? 

Adoro l'idea dell'esistenza di mondi paralleli, credo che ogni scelta possa generare tante nuove possibilità quindi non escludo che possano nascere trame parallele da "Tenebre".

Riesci ad immaginare la tua storia nel passato?

No, alcune trame si basano sulle tecnologie moderne, perché la storia del personaggio si svolga in quel determinato modo sono necessarie.

Riesci ad immaginare la tua storia nel futuro?

Sarebbe una prospettiva molto interessante.

Tre posti in cui vorresti ambientare i tuoi prossimi libri?

1- nel futuro
2- in un mondo parallelo
3- all'interno dell'animo umano
Ecco la copertina del romanzo, è stata rivelata da poco!

Ora estratti! Tempo di leggere! Vediamo insieme cosa ci ha inviato Maria.


I
I lampioni si accesero, il sole era quasi scomparso del tutto
all’orizzonte tingendo di un leggero rosa alcune nuvole vagabonde che si inseguivano spinte dal vento. Da un’abitazione di
fronte al parco suonavano le prime note della sigla che annunciava un programma preserale; l’aria autunnale era fresca, ma
lui non ci fece caso.


II
Le prime luci dell’alba entrarono attraverso la serranda chiusa, illuminando le mattonelle ocra mentre in penombra la macchina del caffè dormiva ancora silenziosa. Dalla cucina le note
di un brano metal rompevano il silenzio del giorno che andava
a iniziare, gridando la frase «live and let die», poi un colpo
sordo. Uno sbalzo di tensione accese la cassa che emise un tintinnio come per dire «eccomi, sono sveglia, possiamo iniziare
a lavorare ora», ma nessuno l’aprì per dare il via alla giornata.
La luce del sole inondò il locale scontrandosi con il buio
della cucina. Dopo pochi minuti di silenzio la musica ricominciò sulle note della stessa canzone, sempre la stessa, ripetuta
ancora e ancora, senza mai stancare la mente di chi ascoltava.
Il fracasso del camion della raccolta dei rifiuti svegliò un
uomo sonnecchiante che in un angolo riposava avvolto in una
coperta sporca e logora. Sputò in terra, poi s’alzò con fatica e
riavvolse il suo giaciglio in un sacchetto di plastica.
Si allontanò a piccoli passi con lo sguardo fisso a terra, curvo sulla miseria della sua vita che gli appesantiva la schiena e
segnava il viso ormai scavato. Non fece caso alla musica che
arrivava dal locale vicino. Ormai perso nel nulla che aveva fissato mentre quartieri della città scomparivano sotto gli occhi
di persone disinteressate, aveva smesso di guardarsi attorno.
Palazzi, parchi, persone, tutto dimenticato come non fosse mai
esistito. Sembrava essere l’unico a sapere cosa stesse succedendo in quella città.


III
Si riaddormentò.
Nella stanza bianca bocche si muovevano senza dire parole.
Profumo di caffè e di cornetti caldi che non riusciva a vedere.
La bocca impastata di amaro e alle braccia lo stesso intenso
di dolore di quando sua madre l’aveva tirata per le braccia da
bambina. Poi un liquido caldo le scivolò in gola. Il sapore era
disgustoso, sembrava una qualche strana tisana. Le aveva sempre odiate. Voci lontane. Silenzio.


Questa settimana abbiamo avuto un blog tour serrato con doppia tappa Dark Zone, cosa pensate di quella di oggi? Vi piace Tenebre? Se si, ricordate di supportare Maria acquistando il suo romanzo.
Anche per oggi è tutto.
Ciao e alla prossima!


*Enrico*

lunedì 12 febbraio 2018

SAN VALENTINO: I 5 REGALI EMP INFALLIBILI!

SAN VALENTINO: I 5 REGALI EMP INFALLIBILI!

Ciao a tutti,
Benvenuti su Codex Ludus.

Oggi siamo qui per parlarvi di San Valentino. Non sapete cosa regalare alla vostra/o ragazza/o nerd? Magari non siete nerd ma ascoltate musica particolare, come metal, rock, punk? Oppure siete solo amanti dello stile gotico??
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Vi saluto e Buon San Valentino a tutti,
Ciao ciao,
 *Dana*

Luoghi da sogno & Ambienti romanzeschi, America Notte


Luoghi da sogno & Ambienti romanzeschi
America Notte

Ciao a tutti e bentornati su Codex Ludus, rieccoci nella nostra rubrica Luoghi da sogno & Ambienti romanzeschi.
Oggi parleremo di Juri Casati e di America Notte, la sua raccolta di racconti... è il tema adatto per questo speciale di San Valentino?
Scopriamolo insieme! Vediamo cosa ci consiglia Dark Zone questa volta! Ma prima... intervista!

Dove è ambientato il tuo libro? Perché lo hai scelto?
La mia raccolta di racconti è ambientata negli Stati Uniti d’America. Anche se i primi libri di genere horror avevano come ambientazione l’Europa, e spesso l’Italia, da molto tempo a questa parte l’ambientazione principe è l’America.

Da cosa è ispirata l’ambientazione?

Un’ispirazione culturale e di costume, direi. Appartengo alla prima generazione, quella di chi era bambino negli anni 80, che ha visto arrivare una massa dirompente di prodotti cinematografici e televisivi americani. Ne sono rimasto oggettivamente affascinato. La letteratura americana è arrivata dopo.

Hai mai pensato di scriverlo in un altro tempo o luogo arrivando a cambiare genere al tuo libro? (es. ambientazione fantastica, fantascientifica, immaginaria, in un mondo distopico, in quello attuale, ecc)

Sì, certo. Avevo pensato di inserire un racconto fantascientifico in versione nera, ma ragioni di compattezza e di coerenza interna mi hanno indotto a rinunciare al progetto. Per questa volta.

Riesci ad immaginare una tua storia nel passato?

Sono tutte svolte nel passato.

Riesci ad immaginare una tua storia nel futuro?

Non le storie che ho scritto. Non sarebbero adatte al futuro. Però in passato ho pubblicato anche racconti di fantascienza, che è il genere più adatto a futuro, e credo che mi cimenterò ancora con il genere.

Tre posti in cui vorresti ambientare i tuoi prossimi libri?

Il prossimo libro, che sto già scrivendo, sarà ambientato a Londra. Ma un giorno arriverò anche all’Italia.
Che ne pensate della copertina?
Ora è arrivato il momento degli estratti, non mi resta che augurarvi buona lettura!

1)


Giunto a destinazione, avevo talmente fretta di mettermi al lavoro, da non poter attendere il sorgere del sole per noleggiare un cavallo. Pertanto ho percorso da solo e a piedi, su una strada in costruzione sulle sponde orientali del lago Salton, le poche miglia che mi separavano da Frink, entrandovi all’alba. Non ci sono recinzioni a delimitare il campo delle baracche dalla zona adibita all’accumulo del minerale grezzo riportato in superficie. Le baracche dei minatori sono ordinatamente poste una a fianco dell’altra. Più in là c’è la baracca degli uffici e un’altra baracca meglio costruita, che immagino sia l’abitazione del direttore. In un’area appartata trovano posto le latrine per i minatori e in un’area ancora più appartata trovano posto quelle per il direttore e i suoi collaboratori.

2)


Il dottor Lewis giunse ad Alridge – paese nel quale avrebbe dovuto prendere servizio il giorno dopo – nel tardo pomeriggio del 21 novembre 1852. Si trattava di una piccola comunità sperduta nell’Idaho meridionale, tra foreste scure e strade che nei mesi invernali diventavano spesso impraticabili. La via che conduceva ad Alridge, prima di entrare nel centro abitato, lambiva un cimitero nel quale, al momento dell’arrivo del dottor Lewis, si stava celebrando un funerale. La posizione del camposanto, un modesto rettangolo infossato rispetto al livello della strada, gli consentì di assistere alla cerimonia senza che nessuno potesse accorgersi della sua presenza.

3)


La sala civica di Stanton, nel Michigan, di solito veniva utilizzata per mettere in scena i saggi di fine anno delle locali scuole di ballo e di recitazione, e per tenere un concorso musicale della zona che non ha mai goduto di grande credito. Ma veniva utilizzata anche per le assemblee cittadine, nonché per le rare volte – e ciò accadeva solo in campagna elettorale – in cui i politici che volevano diventare senatori venivano da quelle parti. In quelle occasioni i candidati facevano generiche promesse sulle commesse ferroviarie federali che avrebbero consentito il rilancio della Berkley & Co. Si trattava di una fabbrica un tempo florida e che dava lavoro a tutta la popolazione di Stanton, ma che ormai da anni, schiacciata dalla concorrenza asiatica, aveva preso la china di un declino che sembrava irreversibile e che trascinava con sé le sorti di un’intera comunità. Sia ben chiaro: si trattava di promesse che nessun senatore che poi era stato eletto si era mai preso la briga di onorare.


I racconti non vanno più di moda come una volta, la forma del romanzo ha sempre più spazio nelle librerie, isola tutto il resto... ma nella nostra società frenetica, in cui nessuno ha più tempo, non è forse più congeniale la lettura di un racconto appunto? 
Se pensate che questi libri devono essere rimossi dalla nicchia in cui sono finiti (reale e di mercato) perché non cominciare prendendo il libro di Juri?

Detto questo devo salutarvi, ma non preoccupatevi, ci vedremo molto presto.
Ciao e alla prossima!
*Enrico*

martedì 6 febbraio 2018

Luoghi da sogno & Ambienti romanzeschi, Daanan, il Destino degli Uomini

Luoghi da sogno & Ambienti romanzeschi
Daanan
Il Destino degli Uomini
Ciao a tutti e bentornati su Codex Ludus! 
Oggi parleremo del romanzo Daanan, Il Destino degli Uomini già anticipato in un nostro post... ma prima... sigla!
Ah no, ma noi non abbiamo una sigla... e questo è un blog quindi non ne può avere. Mmm, be, fate finta di nulla, procediamo. Oggi intervisteremo Jordan River, collaborando con Dark Zone il tutto nella nostra rubrica Luoghi da sogno & Ambienti romanzeschi.
Dopo l'intervista invece potremo leggere degli estratti del romanzo, come di consueto.

Dove è ambientato il tuo romanzo? Perché lo hai scelto?
Il mio romanzo è ambientato nel continente di Daanan. Una ambientazione originale.


Da cosa è ispirata l’ambientazione? 
L'ambientazione è ispirata da un retroterra culturale letterario di fantasy e un grosso lavoro di world-building e sui personaggi.


Hai mai pensato di scriverlo in un altro tempo o luogo arrivando a cambiare genere al tuo romanzo? 
Ne avrei in mente una visione distopica, anzi… più una sorta di Dark Age.


Riesci ad immaginare la tua storia nel passato?
In realtà Daanan ha un passato, che potrebbe diventare un prequel.


Riesci ad immaginare la tua storia nel futuro?
In realtà Daanan ha un futuro, ovvero tutti gli sviluppi possibili delle linee narrative sinora raccontate.

Tre posti in cui vorresti ambientare i tuoi prossimi libri?
Il soprannaturale lo ambienterò in giro per il mondo. Per Daanan… beh, c'è Daanan! ahahah!


Prima degli estratti potete ammirare qui sotto la copertina del libro

E ora è tempo di lettura!

Estratto 1

La colonna di uomini, bestie e carriaggi si mise in fila con
una certa scompostezza, non senza qualche difficoltà, creando
disagi e scompiglio, alterchi e violenti diverbi che sfociavano in
risse e tafferugli. Ai margini esterni stava un giovanotto, che si
fece avanti quando una guardia gli fece un cenno. Si ritrovò a
un tavolo di legno, dietro il quale era seduto un ufficiale della
Legione addetto al controllo del traffico cittadino.
« Nome e motivo del tuo arrivo a Prime. »
« Ryan Rhadamantys e vengo a Prime in cerca di un lavoro. »
Il legionario prese nota e alzò lo sguardo.
« Qualcosa da dichiarare ? Oggetti particolari, armi, merci ? »
Il giovane alzò le mani e le poggiò a due daghe che portava
con sé e che estrasse con naturalezza. La Legione reagì come
un sol uomo: il picchetto di guardia che stazionava nei pressi
spianò le lance verso di lui, mentre l’ufficiale faceva un salto
indietro sguainando la sua spada. Ryan scosse la testa, mentre
con un gioco di mani troppo veloce perché i legionari potessero
vederlo, fece in modo di volgere le lame verso di sé e appoggiarle
al tavolo, con le else rivolte verso l’ufficiale e aggiunse:
« Perdonate, ma non era mia intenzione spaventarvi. Volevo
solo esporre ciò che ho da dichiarare ».
I legionari lo tennero sotto controllo, mentre l’ufficiale riprendeva
il suo posto allo sgabello e lo guardava storto. Ryan
frugò nel corpetto, nella cintura e nello zaino, svuotando una
serie impressionante di armi sul tavolo. Una dozzina di coltelli
da lancio, una balestra smontata, vari tipi di cordame, abiti e
un cartoccio con i resti del suo ultimo pasto. Una volta terminato,
alzò le mani facendo vedere di essere disarmato.

Estratto 2

La sera successiva, uscirono dopo il tramonto, diretti verso
la Sala delle Colonne. Sirio vestiva la lunga toga bianca da
senatore con una striscia di tessuto rosso vivo che, assicurata
sulla spalla, scendeva poi libera verso la cintura arrivando sino
all’altezza delle ginocchia.
Ryan, dopo aver provato numerosi abiti, aveva optato per un
completo in voga nelle città meridionali della Costa: una lunga
tunica dal taglio semplice e comodo, con maniche corte, stretta
in cintura da un laccio di cuoio con tre fibbie. Nonostante
un leggero borbottare di Sirio, aveva tenuto le sue polsiere in
cuoio indurito e i gambali in metallo.
Giunsero alla scalinata che portava all’ala del palazzo imperiale
dov’era situata la Sala delle Colonne e già il numero
di persone era ragguardevole. A un cenno di Sirio, Ryan lo
seguì lungo una scalinata laterale, che li portò a un ballatoio a
ferro di cavallo che seguiva la forma della Sala delle Colonne.
Si trovavano a metà tra il piano terra e la volta soprastante.
Ventiquattro erano le colonne a fusto tortile, a sostenere una
volta alta venti metri. La pietra che le componeva era un granito
rosso con venature nere. Ryan non ne aveva mai viste
di simili. Seguendo Sirio, raggiunsero un punto dal quale si poteva
vedere l’entrata della sala e nel contempo osservare l’andirivieni
delle persone.
Appoggiati alla balaustra, Sirio iniziò a indicare a Ryan eminenti
membri di corte, man mano che questi si presentavano
all’entrata per poi proseguire all’interno della sala. Ovunque
si erano creati gruppetti di invitati che discorrevano animatamente.
Ryan quasi non seguiva il senatore nel suo snocciolare
nomi, titoli e competenze ; dignitari, generali, mercanti, diplomatici,
nobili. Sirio li conosceva tutti e sapeva tutto di loro.
« Eccoli ! » annunciò Sirio, con voce emozionata. « Kallispar
è arrivato ! »
Ryan abbassò lo sguardo e riconobbe la delegazione: stoffe
con il fondo argentato e linee azzurre come zaffiri li identificavano
appartenenti alla nobile famiglia occidentale. Entrarono
nella sala con atteggiamento altero e aria di sfida, trovando una
folla che fece ala. Dopo una breve sosta al tavolo delle bevande,
si insediarono tra due colonne. I loro occhi fieri osservavano
gli astanti, rispondendo con leggeri cenni del capo a chi si
presentasse loro per omaggio e benvenuto.

Estratto 3

« Quella chi è ? » chiese Ryan.
Sirio seguì la direzione dello sguardo e lasciò che un sorriso
gli si aprisse sul volto. « Uno dei membri più singolari della
corte imperiale. Lei è Lilith, Principessa del nord. »
« Principessa del nord ? »
« Sì, figlia di una regina dei territori del nord, ma non conosciuta
per questo. È più famosa, diciamo, per la sua residenza:
ha alloggio alla Cattedrale delle Ombre, sull’Abisso, a Ovest di
Prime. Mai sentito parlare di quel luogo ? »
« Sì, e mai in termini piacevoli. Si dice che la gente sparisca
se prova ad arrivare laggiù. »
Sirio ridacchiò. « Favole da bambini, Ryan, suvvia. Tutti pensano
sia una Strega, ma in realtà è solo una donna con la testa
sulle spalle. Credimi, è una persona valida e l’Imperatore deve
molto a lei e al suo gruppo. »
Ryan la guardò. Di lei spiccava l’incarnato pallido come una
luna cinerea, reso ancora più evidente dall’abito nero che portava
con naturalezza, con maniche e bordi della gonna sbrindellati
e dalla quale spuntavano a ogni passo un paio di piedi
nudi che calcavano il marmo della sala con la naturalezza di
una danzatrice e la sicurezza di una padrona di casa. Salutava
pochissimi tra coloro che avevano la ventura di incrociare il
suo passo.

Estratto 4

Tra la gente apparve Lilith, che
avanzò oltre il margine creato dagli ospiti. Un passo appena e
poi si fermò. Nella mano sinistra stringeva una spada nel suo
fodero. La spada presentava un’esotica guardia in acciaio molto
ridotta. Dalla parte opposta del cerchio, apparve Lord Upyr
che, sciolto il mantello e lasciatolo cadere a terra, fece un passo
all’interno del cerchio e si fermò. Nella mano sinistra fece apparire
un mazzo di tarocchi. Dal palco dov’erano i musici, tre
battitori di cassa iniziarono a scandire il ritmo, lento come il
battito di un cuore calmo e tranquillo.
« La Danza delle Carte e della Spada del Demone che Ride »,
mormorò Sirio, al punto che Ryan fece quasi fatica a comprendere
ciò che aveva detto.
I due iniziarono a camminare verso il centro del cerchio,
i loro passi a ritmo con il battere delle grancasse, un ritmo
profondo e avvolgente. Quando furono di fronte, si volsero e
appoggiarono le rispettive schiene una all’altra. In un istante la
spada passò nella mano destra di Lord Upyr, mentre il mazzo
di tarocchi passò nella mano destra di Lilith. I loro volti si chinarono
verso terra e per un istante l’intera sala parve restare
sospesa. I tre battitori fecero a loro volta una pausa, lasciando
il ritmo appena suonato aleggiare nell’aria, per poi calare in
maniera potente i legni sulla pelle tirata delle casse, dando il via
a un ritmo molto più sostenuto, che aumentava ogni quattro
battute.
Lilith e Upyr a quel cambio di ritmo si staccarono uno dall’altra
e diedero inizio a quello che apparve un duello. Mentre
Upyr sfoderava la lama dal fodero, Lilith iniziò a lanciargli le
carte, con movenze fluide e precise. I tarocchi volarono come
rasoi verso l’uomo, che li colpì uno dopo l’altro.

Estratto 5

Gli zoccoli dei cavalli risuonarono nel primo mattino, ancora
silenzioso. Scesero lungo le vie principali di Prime, dove
solo alcuni bottegai e artigiani mattutini stavano già approntando
le loro merci. Nessuno li salutò, nessuno fece caso a
loro. Quando arrivarono ai cancelli, il picchetto di guardia li
fermò e subito dopo venne fatta aprire una postierla per farli 
uscire. Iniziarono il viaggio discendendo la collina che ospitava
Prime, con il suo dolce declivio che li accompagnò sino
alla pianura sottostante. Passarono il ponte sul fiume Ovestio,
quasi alla confluenza con l’Esterio, dove essi davano origine
al più ampio corso d’acqua della pianura centrale, il Dardanio.
Una volta oltrepassato il ponte, proseguirono ancora a
sud, come se fossero diretti alla città costiera di Shoreside.
Oltrepassarono alcune carovane e solo quando nessuno fu più
visibile Sirio fece fare una brusca svolta a Placida, indicando a
Ryan di puntare a ovest. Una volta fuori dalla strada maestra, il
terreno si fece più impervio. Per volere di Sirio il ritmo imposto
alle cavalcature era tranquillo, ma sostenuto.
« Ora che siamo lontani da tutto e da tutti, posso sapere
qualcosa in più ? Non per farmi gli affari tuoi e dell’imperatore,
ma se sapessi qualche particolare in più saprei anche cosa
aspettarmi. »
« Siamo diretti all’Abisso. »

Allora cosa ne pensate? Avevate preso parte all'evento Facebook e lo conoscevate già?
Intanto vi saluto, ma soprattutto, ricordatevi di supportare Jordan acquistando il suo libro.
Ciao e alla prossima!

*Enrico*