giovedì 16 febbraio 2017

Luoghi da sogno & Ambienti romanzeschi, La danza dei cuori

Luoghi da sogno & Ambienti romanzeschi
La danza dei cuori

Ciao a tutti, bentornati su Codex Ludus e bentornati nella nostra rubrica Luoghi da sogno & Ambienti romanzeschi. Oggi la nostra collaborazione con Dark Zone continua e quindi per questa giornata con l'autore, o meglio autrice, abbiamo potuto intervistare Lisa Lambertini che ci parlerà del suo libro: La danza dei cuori.

Dove è ambientato il tuo romanzo? Perché lo hai scelto?
Il mio romanzo è ambientato in Scozia, in una località fantastica.

Da cosa è ispirata l’ambientazione?
E' ispirata dal mio amore per i luoghi che profumano di storie antiche e di leggenda.

Hai mai pensato di scriverlo in un altro tempo o luogo arrivando a cambiare genere al tuo romanzo? (es. ambientazione fantastica, fantascientifica, immaginaria, in un mondo distopico, in quello attuale, ecc)
La mia storia è ambientata al giorno d'oggi, ma vi sono racconti dei protagonisti che riportano al passato e nella storia si attraversa il tempo.

Riesci ad immaginare la tua storia nel passato?
Certo, potrei creare per ogni personaggio un suo romanzo che narra la sua storia nel passato e non nego che ho intenzione di farlo

Riesci ad immaginare la tua storia nel futuro?
La mia storia proseguirà nel futuro, ma il presente è ora e per arrivare al futuro serve comprendere ciò che avviene ora.

Tre posti in cui vorresti ambientare i tuoi prossimi libri?
Rocchetta Mattei, nelle colline Bolognesi
Transilvania
Parigi

Ringraziamo Lisa per l'intervista, qui sotto potete vedere la copertina del suo libro, dopo invece potete leggere degli estratti del suo romanzo. Non ci resta che augurarvi buona lettura!

Gairloc – Scozia,
Primavera 2007

La luna brillava nella sua pienezza, donando alle acque dello stretto un che di magico.
Dopo il disgelo, l’aria era frizzante e l’odore del caprifoglio pizzicava piacevolmente
le narici di Armedio, l’antico patriarca.
Lui lo sentiva, i Mentori erano pronti.
Nel camino, un fuoco teneva compagnia alla sua paziente attesa.
Armedio avrebbe potuto passare interi mesi ad osservare il fuoco che lambisce e divora. La sua esistenza veniva scandita solo dalle stagioni e dalla fame.
Era ora di raggiungere nella grande biblioteca i mentori, sono loro che si occupavano della conoscenza e dell’istruzione dei mortali mentre il suo era un altro
compito, più consono ad un antico guerriero come lui anche
se un tempo era lui ad istruire i fragili mortali.


Posta al secondo piano, la sala da pranzo padronale si trovava nel corpo centrale della villa. Anch’essa elegante come il piano sottostante. L’ingresso dava sulla preziosa
balconata, decorata come le balaustre dello scalone centrale. Sul suo stesso piano si aprivano altre tre eleganti porte. Una di queste conduceva nella sala giochi, al cui
interno si scorgeva un antico biliardo. Le altre due sale erano comunicanti; una era la sala di musica, provvista di un lucido pianoforte a coda, e l’altra il salone da ballo, dalle pareti ricoperte di preziosi tendaggi rosso carminio e oro.
Dalla balconata si poteva ammirare l’atrio al piano sottostante e l’ingresso. Su questo grande ambiente si affacciavano altre due porte e le due gallerie che
conducevano alle altre ali della villa. A destre la grande biblioteca, al suo fianco un arco s’apriva sul corridoio che conduceva all’ala ovest, dove al piano terra si trovavano le aule e il refettorio degli studenti, da cui la scala secondaria
partiva per condurre agli alloggi. La segreteria e il corridoio per l’ala est si trovavano sulla sinistra. Una grande vetrata, infine, si apriva sull’altra parete, spaziando su una vista mozzafiato e mostrando antichi e possenti ruderi di una maestosa fortezza.
All’interno della sala da pranzo un lungo tavolo era stato apparecchiato con un'eleganza d’altri tempi.


La prima cosa che Vittoria notò, uscendo dall’atrio centrale,
fu che il corridoio dell’ala ovest aveva uno stile diverso da
tutto il resto di Dexter Hall, sembrava addirittura un’altra
costruzione. L’esterno sembrava tutto uniforme invece la
struttura era chiaramente più vecchia almeno di un
centinaio d’anni. Le pareti erano rivestite da pesanti
pannelli di legno, le finestre avevano vetri colorati
incastonati nel piombo, pesanti tende mantenevano il
calore.
Al piano terra, Vittoria vide un gran fermento. In quest’ala
si trovavano le cucine, la lavanderia e tutti i locali di
servizio. Almeno tre persone stavano lavorando
alacremente per la preparazione della cena, altre due
preparavano le stoviglie su dei vassoi.
Il maggiordomo stava istruendo il personale di sala e due
robuste signore portavano fuori il bucato a stendere.
C’era un vociare allegro e disteso, completamente diverso
dal silenzio composto che regnava nel resto della casa.
Nessuno fece caso al vampiro che passava tra loro, nessuno
lo guardava; al contrario gli occhi di tutti si posarono,
incuriositi e stupiti, su di lei.
Vittoria, che già si considerava una pazza per aver
acconsentito a questa visita, non fu minimamente
incoraggiata da quest’atteggiamento del personale.
Teneva ancora la mano, stretta nel gelido palmo del suo
mentore, camminando l’uno accanto all’altra. Gregory
l’osservava di sottecchi: il viso di Vittoria era come sempre
un libro aperto; stava osservando tutto con attenzione, il suo
passo era fiducioso, la sua mano però tremava. Gregory
ammirava in lei questa forza, le aveva rivolto un invito che
non era mai stato esteso ad uno degli studenti; l’aveva fatto
impulsivamente e senza scopi reconditi. Le voleva far
vedere il suo laboratorio, il posto dove creava le sue
sculture di legno, dove progettava, dove, rilassato davanti
all’ampia vetrata, passava giorni ad osservare l’orizzonte.
Però ora era incuriosito da quello che lei, piccola e fragile
mortale, poteva pensare, temere e provare se le fosse
capitato di riflettere e realizzare l’enormità del suo gesto.
Con questi pensieri arrivarono alla scala che portava negli
appartamenti privati dei mentori.
Vittoria si fermò e si guardo nuovamente intorno; sembrava
molto agitata, ma non s’era fermata per quello; si guardava
attorno come le sfuggisse qualcosa. Gregory le lasciò la
mano e le fece gesto di sedersi sul primo gradino.
Vittoria obbedì, si sedette poi con voce sicura e convinta
disse: “Quest’ala della casa, non è stata progettata, da chi ha
costruito il resto di Dexter Hall, vero?”
Gregory come sempre fu compiaciuto dall’arguzia e dallo
spirito d’osservazione della ragazza; mantenendo un
atteggiamento disinvolto si sedette sullo stesso gradino, a
circa un metro da lei. Con la voce tranquilla le rispose:
“Quando ho progettato e fatto costruire Dexter Hall ho
accorpato al suo interno un palazzo che già sorgeva in
questo punto. E’ stato un desiderio di Armedio.”

Allora cosa ne pensate? Sarà uno dei vostri prossimi acquisti?
Intanto però dobbiamo salutarvi, ciao e alla prossima!

P.S. Ricordate di supportare gli autori emergenti!


*DANA & ENRICO*

Nessun commento:

Posta un commento